2006
13 settembre - Bruxelles - Claudio Baglioni si
esibisce
all'Europarlamento per sensibilizzare l'attenzione
dell'Europa al tema
dell'immigrazione.
23 settembre 2006 Piazza Brignone Pino Insegno Buonasera Buonasera!
26 settembre 2006 Piazza Brignone Mirko Casadei Beach Band
27 28 29 settembre Spiaggia della Guitgia
Cast:
Francesco Baccini, Claudio Baglioni, Loredana Bertè,
Riccardo Cocciante, Cochi e Renato, Luisa Corna, Ilaria
D'Amico, Grazia Di Michele, Fichi D'India, Gigi
Finizio, Riccardo Fogli, Francesco, Pino Insegno,
Khaled, Mango, Antoine Michel, Amedeo Minghi, Nada,
Nair,
Neffa, Neri per Caso, Neri Marcorè, Pablo e Pedro,
Pago, Giorgio Panariello, Gatto Panceri, Raf, Massimo
Ranieri, Francesco Renga, Aida
Satta Flores, Alan Sorrenti, Anna Tatangelo, Paolo
Vallesi, Michele Zarrillo.
I vostri racconti:
Leonardo
Il racconto di Leonardo:
Quel mercoledì pomeriggio ero eccitato e impaziente come un bambino: il desiderio di respirare musica e di abbracciare l’isola, sottraendosi ogni tanto alla voglia degli amici di rincorrere l’uomo dai capelli bianchi. Si cammina negli aeroporti e si scrutano gli sguardi degli altri: ti senti come in un imbuto, perché man mano che vai è più grande la possibilità di affiancare chi ha il tuo stesso sguardo. Mentre scendiamo verso Palermo, leggo una bella intervista su O’Scià sulla rivista dell’AirOne, le ali si colorano di luce arancione e il forno di un tramonto cucina le promesse di domani. A Palermo l’uscita per Lampedusa è indicata dove maggiore è la densità di attese femminili. Si scambiano notizie con i compagni di volo, e già capisci che l’isola sta vivendo un assalto di folle senza precedenti…Provo a domandarmi che cos’è che ha spinto il cuore di tanti fino a laggiù, se davvero abbiamo tutti le stesse emozioni: e se sono l’unico che si sente piccolissimo Cristoforo Colombo, quando appaiono le luci di una pista d’atterraggio in mezzo al mare nero. Eccola là appena scesi, la pacca sulle spalle del vento di Lampedusa… e in pochi minuti l’aria diventa familiare. Si conosce Mimmo dell’autonoleggio, Cristina del ristorante l’Isola, si stringe la mano ai baglioniani della combriccola di Trani. La Guitgia è già un palco a filo di mare: e già tanti si coccolano la carezza delle onde leggere e i suoni di violino e clarinetto che promettono ricchezze melodiche per domani. Non resisto a misurare da subito i vuoti e i pieni del paese, i silenzi del porto di notte e il passeggio di via Roma… e capisco cosa può darti quel posto: farti addormentare mentre i musicisti suonano Mai più Come Te, regalarti notti così limpide che, se ti alzi nel cuore della notte e guardi su, ti chiedi se quella costellazione c’è sempre stata o se è nata stanotte.
La mattina alle nove la spiaggia è già piena di ombrelloni, e il sole gioca con le nuvole a spaventare i più suscettibili. Intanto anche l’aeroporto brulica di vita: quelli che arrivano accolti da sconosciuti che gridano il nome, e hanno subito una telecamera davanti e una macchina pronta per il grand hotel… e quelli che quando spuntano abbracciano l’amico che li aspetta, e si affidano al primo taxi-pulmino. L’amico che aspettiamo noi, invece, lo abbracciamo presto con lo sguardo: alle due di pomeriggio già è a giocare con piano e chitarra, e lanciare Strada e Tienimi con te una dopo l’altra sembra quasi provocazione. Sono quelli i pomeriggi delle prove di O’Scià, brandelli di concerto che rimbalzano tra gli ombrelloni: si prende il sole mentre i tecnici fanno “sa”, si gode l’acqua smeraldo e ci si immerge fra i tanti pesciolini mentre Pago (grande potenza vocale!) prova le sue canzoni alla moda. Mentre tieni i piedi nell’acqua, è bello vedere i gesti quotidiani dell’uomo di cui conosci tutti l’arte: Claudio disteso ma concentrato mentre fruga tra le sue cose; Claudio ospitale e rispettoso, discreto e premuroso, che accoglie con grandi sorrisi gli artisti sul palco e si accerta che ognuno trovi con calma il suo suono perfetto. Insieme alla moglie, anche in prova Mango veleggia su raffinatissimi equilibri vocali; poi si trasforma in uno scolaro diligente e volenteroso, che si mette al piano di un maestro dolce e paziente e comincia a provare Mille Giorni. Fa commuovere, la dedizione di entrambi ad incontrare la musica dell’altro: chi impara si sente emozionato e forse non all’altezza, chi insegna invece incoraggia con la convinzione di volerlo. E alla fine, i due artisti ottengono insieme qualcosa di diverso ma ugualmente emozionante, e questo vuol dire tante cose.
Quando si stingono i colori del tramonto, lo spicchio di luna si mette al suo posto a creare magia e i riflettori illuminano la baia tappezzata di cuori in attesa, sulla spiaggia e dentro l’acqua, sulle strade e sui rilievi del promontorio in fondo. Volti di Nazioni Unite e Unione Europea tratteggiano il senso profondo del nostro essere lì, poi finalmente è musica. I Neri per Caso, smontano le trame de La Vita è Adesso e le ricuciono in un ricamo melodico delizioso… Neri Marcorè, attore con la chitarrina che sembra passato lì per caso, invece butta dentro parodie di canzoni irresistibili: la perla è “Cosa mi dici mai” che (con la collaborazione di Gigio Topo…) scherza sull’uso che fa Minghi dei passati remoti. E poi Grazia di Michele, un angelo dolcissimo ma forte e avvolgente come una corda d’acciaio; Alan Sorrenti, che lancia messaggi di bello spessore con tutta l’energia che ha in corpo, e pensi che forse è stato il primo in Italia a iniziare un certo modo di fare il rocker. Ilaria d’Amico sta attenta a mantenere la rotta sulle motivazioni umane di tutto l’evento, e non risulta mai banale; Cochi e Renato, con le loro pancette e il passo della gallina, mi sembrano quasi stupiti dell’entusiasmo con cui noi e Claudio cantiamo Canzone Intelligente. E alla fine, Khaled è forse la sfida più alta di tutta la manifestazione: con un’allegria contagiosa, con la forza che solo chi è stato cacciato dal proprio paese può avere, allaga la Guitgia di mille sonorità maghrebine. Musica difficile, certo, di cui pochi sono abituati all’ascolto, che diventa familiare solo con il pezzo di Caro Diario: ma era fondamentale fare questo, se fondamentale è incontrare gli occhi di chi suona diverso e capire cos’ha di particolare; accoglierlo per quello che è, e magari provare a suonare insieme a lui.
Il posto dove dorme Claudio è un’oasi lussureggiante di costruzioni arabesche e palme, ma fuori l’isola è diversa. La strada per la spiaggia dei Conigli, finito il paese, diventa l’ingresso di un orizzonte impressionante. Sopra la distesa azzurra, si affaccia questa piattaforma brulla e deserta, arida di sassi, spelacchiata qua e là di poca macchia mediterranea: quasi come un pezzo di luna caduto sul mare. Le strade tagliano il silenzio, attraversano il niente e il nessuno: è Sud che più sud non si può, svuotato di tutto e riempito solo di sole e di mare. Mi chiedo se forse con più tempo uno riuscirebbe a assorbire la bellezza di Lampedusa, se verrebbe la voglia di sfidare i suoi sentieri sassosi… se questo posto un tempo rigoglioso poi scarnificato dalla mano dell’uomo, può essere un monito per tutti i posti che rischiano di fare la stessa fine… o se il fascino della sua natura è proprio questo. E comunque, nulla impedisce di vedere la vera Lampedusa anche in questi giorni: si trovano angoli di pace nei quali la Guitgia sembra lontana anni luce, e incontri turisti che considerano O’Scià come rumore di fondo, inutile bagarre mediatica di gente senza valore e senza nessun beneficio per l’isola. Sulla spiaggia, invece, i professionisti della prima fila sono sempre più smaliziati: fanno i turni dalla notte prima per mantenere la postazione, piazzano la sdraio la mattina e l’asciugamano il pomeriggio, ti minacciano di morte se per sbaglio ti avvicini alla transenna prima del palco. Stare sotto i piedi di Claudio è la loro missione: durante le prove non si può perdere tempo a godersi l’isola perché lui potrebbe tornare da un momento all’altro, e magari accennare pure un ritornello, e magari incrociare il tuo sguardo per un nanosecondo. Ma d’altra parte, chi offre la propria faccia e il proprio fascino così generosamente a una platea senza limiti, poi dev’essere pronto a fronteggiare qualsiasi tipo di pubblico… e noi con lui. “Kamalè kama kamala kama yo”: l’inizio etnico del gruppo di Antoine Michel riempie di colori tutti gli animi e fissa un ritornello che ci resterà nelle orecchie per settimane. Walter Savelli, figura defilata e impassibile durante le prove, la sera diventa il folletto del pianoforte che conosciamo. Con lui, John Giblin al basso, Pio Spiriti al violino e tastiere e altri grandi: e li capisco bene, gli occhi increduli e emozionati di (ex-DJ) Francesco mentre simili professionisti accompagnano le sue canzoncine… E’ la pura generosità di chi ha pensato tutto questo: regalare al più piccolo affinché cresca e condivida con noi questo pezzetto di cielo. Panariello dimostra (secondo me) che non è vero che preparava da mesi il suo intervento… Luisa Corna è una visione, voce emozionante e movenze di una classe estrema; anticipa Minghi che è la faccia signorile e un po’ intellettuale della canzone d’amore. Il riflesso di musica “altra” di stasera è Nair, che prende gli aghi della sua voce e li porta in alto a pungere il cielo come nessuno sa fare… peccato che intorno a me vedo crescere il disappunto per non sentire abbastanza Claudio. Quando Aida Satta Flores, con sincera passionalità siciliana, ricorda la mamma e il bambino annegati lì davanti poco tempo fa, partono grida di “basta vogliamo Claudio”. Si può sperare che sia una minoranza, ma a volte è tanto difficile crederci. E’ allora che capisci quanto il sogno dell’incontro, dell’apertura e della conoscenza si può scontrare con la realtà. Il sogno è sempre certo, ma non sempre è qui: anche in queste sere, per molti sembra fuggito lontanissimo.
Lui intanto invita Neffa e Finizio sui sentieri della propria musica, e ce li accompagna per mano; dal canto suo, si è studiato con impegno la loro musica ed è pronto a farsi condurre. Finale di ammirazione e stupore per Massimo Ranieri: la dizione da attore e l’estro dell’interpretazione, la padronanza dei movimenti, l’amore vero per il pubblico e per gli artisti che lo accompagnano… Calore partenopeo e maestria in ogni gesto, veramente da applauso!
L’acqua alla parete della Tabaccara, costa sud di Lampedusa, ha un colore da non crederci: dentro quel limpido cristallino, quando ti metti la maschera ti sembra di volare sul fondale. Nella barchetta di legno scuro siamo felici di condividere la vita dei lampedusani: la cucina favolosa, la pesca e le sua difficoltà, le gioie e i problemi del vivere su un’unghia di terra lontana da tutto. Scambiare esperienze, confrontare culture… ed è bello sentirli usare parole di ammirazione per quel cantante che in ogni intervista sa ricordare i bisogni veri di chi vive nelle Isole Pelagie. Doppiamo Capo Sottile, che è il punto più a sud di tutta l’Europa: e lì, per un attimo, vedo tutto insieme. Laggiù l’isola dei Conigli, gioiello bianco e incontaminato, e qui davanti il porto degli sbarchi, il miraggio di chi riesce a farcela; subito dietro, i container del centro di permanenza temporanea e di qua, mentre ci avviciniamo, i Tir con le attrezzature di palco e la Guitgia affollatissima. Era per questo senso d’insieme, in fondo, che ero venuto qui.
Sulla spiaggia c’è allegria: Riccardo Fogli fa il marpione, Claudio risponde alle grida delle più scatenate e si mette in posa per le foto da sottopalco. Mentre Cocciante, meticoloso come nessuno, forza i musicisti a provare ogni passaggio del suo intervento, i colori del tramonto dell’ultimo giorno dipingono la scogliera. Ci si scambia il turno all’asciugamano, si va a fare la doccia e si cena nelle bancarelle o nelle stanze, mentre Zarrillo fa da sottofondo. Le ragazzine tornano fresche di trucco e con la maglietta bella, qualcun altro passa i panini e distribuisce piatti ai compagni conosciuti sul posto… e si spande un odore di panelle fritte e di sugo fra il bagnasciuga e i pianoforti. Si abbassano le luci: “Kalè maku lama kuma lema”. Così cominciamo a cantare le ultime quattro ore di musica in questo posto fuori dal mondo, che al mondo vuole parlare. Che cosa ci ha preparato il maestro questa sera? Accoglie paterno i primi vagiti di una bambina come la Tatangelo, e fa scoprire a chi non la conosce la voce di Francesco Renga, così potente da far vibrare tutta l’insenatura. Lascia che Baccini si diverta tra voce e pianoforte, poi insieme si tuffano nel mito: QPGA a quattro mani. Zarrillo libera un’energia che non gli conoscevo: padrone di sé, scatenato nelle ballate come nelle schitarrate rock. L’ospite straniero si chiama Little Joe I Teach: entra cantando Imagine, ma poi è facile capire che il suo nome è la traduzione inglese di… Pino Insegno! La sua Ragazza di Campagna letta con voce da attore porno (nella strofa della “svestizione”) ci fa letteralmente piangere dalle risate… e dopo le solite punzecchiature agli acciacchi di Claudio, bella la lettura poetica di Giorni di Neve.
Diventa notte sulla spiaggia, e non si può non sentirsi affratellati da esserci immersi insieme in questi attimi così diversi dalla vita di tutti i giorni. Noi e lui, ci possiamo strizzare l’occhio per assecondare le intemperanze di Loredana Bertè e, appena fiutiamo l’odore del finale, alzarsi insieme come da cani da caccia e accerchiare la preda del palco. Vedere Claudio da vicino non serve solo a spiarne le occhiate e le smorfie, sembra anche che faccia capire meglio come nasce il prodigio di quella voce. Riccardo Cocciante, lì a un passo, è un folletto vibrante di emozioni e le sue interpretazioni sono così sofferte che sembra quasi un’imitazione. La potenza dei suoi classici, poi le liriche struggenti e disperate di Notre Dame… ma noi siamo impazienti di dare fondo alle energie per dirsi arrivederci, o addio. E allora finiamo come abbiamo sognato, gridando che La Vita è Adesso: e allora salta, e salta, e vivi questa vita!!
Occhi gonfi, voce finita: adesso possiamo dire solo Grazie. A chi ha inventato tutto questo, e ha regalato la possibilità di incontrare, conoscere, navigare universi nuovi; a chi ha la forza di proporre sogni così grandi, e insegna a sbattere le ali per provare ad arrivarci. Gli voglio ancora più bene mentre, per l’ultima volta, ci dipingiamo le mani e la faccia di blu. L’ultimo grido di quell’uomo bianco non può che essere “O’Scià”: ed è così forte che abbraccia ogni cuore della spiaggia.
Finisce la musica, e l’animo non ce la fai a uscire: io resto sulla spiaggia a guardare facce che si salutano. Si spengono le luci, nella penombra i musicisti si abbracciano e poi mettono gli strumenti nelle custodie. E mi sento proprio scemo quando riempio un bicchierino con un po’ di sabbia da portar via.
Alle sette della mattina dopo, quando l’aereo si stacca dalla pista e vedi la spiaggia dove il palco è già smontato, Lampedusa torna ad essere scheggia sperduta dentro l’azzurro. Ma poi, subito senti di voler tornare: perché nelle impronte sulla sabbia e le bracciate dentro il mare hai lasciato grande parte di te. E allora, puoi solo sperare che qualcosa di profondo ti sia rimasto nel cuore, che nel mondo in cui torni ci sia qualcuno che capisca le tue emozioni, che un pezzetto di speranza in più illumini la sfida della vita quotidiana. Un’alba di mare inzuppa di rosso i finestrini: e ritorni a pensare che la parte migliore della vita è sempre il futuro.






