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O'Scià, fiato mio, mio respiro.


Prende nome così, da un tenero modo di salutarsi in dialetto lampedusano, il festival laboratorio voluto ed ideato da Claudio Baglioni che ha luogo ogni anno, dal 2003, sulla spiaggia della Guitgia, a Lampedusa.
Il nome, trasformato poi in acronimo (si sa, il Grande Mago ama giocare con le parole, inventare nuovi sensi e vestirli di sensazioni) e diventato quindi Odori Suoni Colori d'Isole d'Altomare ma anche Odori Suoni Colori d'Incontri d'Arte.
La prima edizione, nel 2003, nacque come tributo solitario da parte del cantautore verso quell'isola, ultimo lembo d'Italia e primo approdo d'Europa per tutti quegli uomini persi che sfidano il mare in cerca non di un destino migliore ma di un destino.
I lampedusani si trovano spesso ad affrontare da soli l'emergenza.
Lascereste mai la vostra terra, imbarcandovi senza garanzie, a centinaia su dei barconi fatiscenti, senza viveri sufficienti, con i vostri figli? Non credo. Quanto dovrebbe essere grande la vostra miseria, la vostra paura, prima che la risposta possa diventare un si?
I lampedusani si trovano ogni giorno ad affrontare sbarchi di uomini donne e bambini che portano la sofferenza e la disperazione negli occhi.
Persone semplici, gente concreta, questi isolani, difficile non innamorarsi di questa bellissima terra e della sua gente.
Questo deve essere accaduto a Claudio Baglioni che, dopo essersi esibito per loro in modo spontaneo, deve essersi reso conto che poteva fare molto di più, per loro e per chi a Lampedusa approda, semplicemente con la sua arte: la musica come un lembo di terra franca dove incontrarsi con la dignità che spetta ad ogni uomo.
E così questo primo respiro si è trasformato in un vento, che è cresciuto di anno in anno portando con sé sempre nuove voci.